Scopri cosa prevede l’obbligo di assicurazione per le imprese contro alluvioni, inondazioni e terremoti. Chi deve adeguarsi e cosa rischia chi non lo fa.
Negli ultimi anni, i fenomeni meteorologici estremi ci ricordano quanto l’Italia sia un Paese fragile.
Piogge torrenziali, alluvioni improvvise, frane, ma anche terremoti — soprattutto per noi friulani — non sono più eventi eccezionali. Il ricordo del sisma del ’76 è ancora vivo nella memoria di molti, eppure spesso si tende a sottovalutare il rischio.
Da oggi, però, non è più solo una questione di prudenza: per le imprese è un vero e proprio obbligo di legge.
Un obbligo assicurativo per (quasi) tutte le imprese
La Legge di Bilancio 2024 (n. 213/2023, art. 1 commi 101–111) ha introdotto l’obbligo per le imprese italiane di stipulare una copertura assicurativa contro i danni derivanti da catastrofi naturali, tra cui:
- terremoti
- alluvioni
- inondazioni
- frane
L’obiettivo è chiaro: rendere il sistema produttivo più resiliente e ridurre la dipendenza dagli aiuti pubblici dopo gli eventi calamitosi.
Mentre per grandi e medie imprese l’obbligo è già in vigore, piccole e microimprese hanno tempo fino al 31 dicembre 2025 per adeguarsi.
Chi deve assicurarsi e chi è escluso
Devono stipulare la copertura tutte le imprese iscritte al Registro delle Imprese o al REA (Repertorio Economico Amministrativo), indipendentemente dal settore o dalla forma giuridica.
Sono esclusi:
- le imprese agricole, già soggette a regole specifiche in materia di calamità naturali;
- i condomini, che non sono soggetti economici;
- i liberi professionisti (avvocati, ingegneri, medici, commercialisti, ecc.) che operano come persone fisiche e non attraverso una società iscritta al REA;
- le associazioni e organizzazioni senza scopo di lucro, che svolgono esclusivamente attività istituzionali, non commerciali.
In tutti gli altri casi, la copertura è obbligatoria.
Cosa succede se non ti assicuri
Qui è dove la norma “tocca” davvero la vita delle imprese.
Se non stipuli la polizza contro le catastrofi naturali, non solo non potrai ricevere alcun ristoro pubblico in caso di evento straordinario (come un terremoto, un’alluvione o un’inondazione), ma rischi anche di perdere l’accesso a contributi e agevolazioni di varia natura.
Il Decreto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy del 18 giugno 2025 elenca chiaramente le agevolazioni precluse alle imprese non assicurate, tra cui:
- contratti di sviluppo,
- interventi di riqualificazione nelle aree di crisi industriale,
- aiuti alla nascita e sviluppo di start-up e cooperative,
- progetti di ricerca e innovazione,
- incentivi per la transizione ecologica,
- agevolazioni per l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili nelle PMI,
- fondi per la salvaguardia dei livelli occupazionali.
In altre parole, se non sei assicurato, non solo paghi di tasca tua i danni, ma ti si chiude la porta anche per i contributi pubblici.
Non c’è una sanzione se non ti adegui, ma rischiare di perdere contributi pubblici quando ne avresti più bisogno può essere ancora peggio, non trovi?
Perché conviene proteggersi (aldilà dell’obbligo)
Adeguarsi all’obbligo assicurativo non è solo un adempimento normativo, ma una scelta strategica.
Significa:
- garantire la continuità operativa della tua azienda anche dopo un evento grave;
- evitare di dipendere da tempi lunghi e incerti dei ristori pubblici;
- mantenere accesso ai principali canali di finanziamento e sostegno pubblico;
- tutelare il valore del tuo lavoro e dei tuoi investimenti.
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Se hai un’impresa, grande o piccola che sia, questa novità ti riguarda da vicino.
E capire se rientri nell’obbligo o meno non è sempre così immediato: dipende dalla tua attività, dalla forma giuridica e anche da come sono intestati i beni aziendali.
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