Nel primo articolo di questo case study abbiamo analizzato quale polizza interviene quando l’incendio nasce nell’abitazione e poi coinvolge l’attività, affrontando il tema della rivalsa e della sottoassicurazione. Nel secondo articolo invece abbiamo visto cosa accade quando il fatturato si azzera ma i costi fissi continuano a correre, con tutte le implicazioni sull’equilibrio economico dell’impresa.
In questo terzo approfondimento entriamo in una zona ancora più delicata:
i maggiori costi per ripartire, cioè quelle spese straordinarie che un imprenditore deve sostenere per tornare operativo il prima possibile dopo un incendio.
Dopo l’incendio: la conta dei danni diretti conseguenti
Nel caso del ristorante friulano, il locale è stato danneggiato da acqua e fumo.
Questo implica operazioni tecniche che vanno ben oltre la semplice sostituzione degli arredi:
- decontaminazione degli ambienti
- pulizia e smaltimento dei residui
- verifiche sugli impianti
- oneri di riprogettazione
- bonifica professionale certificata
Sono costi inevitabili.
Ma non sono gli unici.
Se l’imprenditore vuole riaprire in tempi rapidi, può decidere di sostenere spese aggiuntive per ridurre il periodo di fermo: noleggio di attrezzature temporanee, soluzioni provvisorie, spostamento di eventi, affitti brevi di altri spazi.
Tutti questi rientrano nei maggiori costi per la ripresa dell’attività.
E poi c’è un elemento che sembra di poco conto, ma non lo è:
“L’agenda delle prenotazioni è andata bruciata”
Un’agenda non è solo un blocco di carta.
Sono numeri persi, innanzitutto. Un patrimonio difficile da stimare
Come avvisare i clienti affezionati che il locale è chiuso? Come posso farlo poi quando il locale riapre?
E poi ci potrebbero essere caparre dati da clienti da restituire, prenotazioni prese per eventi importanti. Tutte cose che, oltre a creare problemi organizzativi, possono portare cattiva pubblicità.
Cosa succede dal punto di vista assicurativo?
Dal punto di vista tecnico, la maggior parte delle polizze incendio aziendali prevede la possibilità di coprire:
- spese di decontaminazione e sgombero
- demolizione e smaltimento residui
- trasloco temporaneo
- maggiori oneri sostenuti per la ripresa
- maggiori costi per evitare o ridurre l’interruzione
Sulla carta, quindi, la protezione esiste. Il punto critico è un altro.
Nella maggior parte dei casi queste voci non sono automaticamente comprese nella copertura base. Spesso sono garanzie opzionali che devono essere espressamente attivate, con massimali adeguati. O in alternativa, possono essere ricomprese con limiti esigui, che necessitano di essere innalzati.
Ecco perché l’analisi preventiva del rischio è fondamentale. Una polizza incendio che copre solo i muri e gli arredi è incompleta se non considera la continuità operativa. Il lavoro dell’assicuratore, in questi casi, non è “vendere una polizza”, ma aiutare l’imprenditore a porsi una domanda molto concreta:
Se domani mi fermo, quanto mi costa ripartire prima possibile?
Bisogna considerare quindi anche la capacità di tornare operativi rapidamente, per non compromettere la liquidità aziendale, per non perdere clienti a favore dei competitors, e più in generale per non rischiare di chiudere definitivamente.
Qualsiasi attività tu abbia, sottovalutare i danni indiretti potrebbe essere pericoloso.
Questo case study, anche se riguarda un ristorante, è applicabile a qualsiasi attività: officine, studi professionali, piccole imprese produttive.
Non basta proteggere l’immobile.
Bisogna proteggere la capacità dell’azienda di generare reddito nel tempo.
Perché il danno visibile è solo la punta dell’iceberg.
Sotto la superficie ci sono costi, impegni contrattuali, equilibri finanziari.
E sono proprio quelli che, se non analizzati prima, rischiano di far colare a picco un’impresa.
Se questo caso ti ha fatto riflettere sulla tua attività, forse è il momento giusto per fare qualche domanda in più.
E come sempre:
Chiedi a Nosella!



