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Quando un imprenditore subisce un danno importante alla propria attività, la prima cosa che vede è il danno materiale. È normale: dopo un incendio che ha colpito una cucina, una bagnatura che ha danneggiato un laboratorio, un evento atmosferico che ha lesionato una copertura o un furto con spaccata che ha distrutto l’ingresso di un negozio, l’attenzione va subito a ciò che si è rotto, bruciato o danneggiato.

Quello che molti non considerano è che il danno visibile è solo l’inizio. Il vero impatto arriva nei giorni successivi, quando l’attività si ferma, i clienti iniziano a rifornirsi dai nostri concorrenti e i costi fissi continuano a pesare come se tutto fosse normale. È in questo momento che si manifestano i danni indiretti, spesso più pesanti e più duraturi dei danni materiali.

Quando l’attività si ferma, il danno vero inizia dopo

Pensiamo a un ristorante costretto a chiudere per due mesi dopo un incendio che ha compromesso impianti e locali. Oppure a un artigiano che, a causa di uno scoperchiamento del tetto, deve sospendere la produzione in attesa che la copertura venga ripristinata. O ancora a un piccolo negozio di quartiere che, dopo un furto con spaccata, si trova con le vetrine distrutte, gli infissi divelti e il negozio inagibile per diverse settimane. In tutti questi casi, ciò che si è danneggiato è evidente. Ma ciò che pesa davvero è l’impossibilità di lavorare.

Quando un’impresa resta chiusa per settimane o mesi, il fatturato si azzera mentre i costi rimangono identici. Gli stipendi, l’affitto, le utenze, i fornitori: tutto continua a correre, anche se la serranda è abbassata. E intanto i clienti, che hanno bisogno di continuità, cercano alternative. Alcuni tornaneranno, altri no. È questo il vero rischio per una PMI: non tanto il danno materiale, quanto la perdita graduale della propria clientela e della propria capacità di stare sul mercato.

I danni indiretti che pesano più del danno diretto

Il primo e più evidente danno indiretto è l’interruzione dell’attività. Dopo un evento atmosferico o un incendio di entità media, il fermo spesso non si misura in giorni, ma in settimane o mesi. In questo periodo, l’azienda non produce, non vende, non incassa. È un tempo sospeso che erode la liquidità e mette alla prova la resistenza economica dell’impresa.

Accanto a questo, emergono i cosiddetti “maggiori costi” necessari per ripartire. Sono tutte quelle spese extra che un imprenditore non immagina finché non ci si trova in mezzo: il noleggio provvisorio di un macchinario mentre quello danneggiato viene riparato, l’affitto di un locale alternativo in cui spostare temporaneamente l’attività, i lavori urgenti per mettere in sicurezza gli impianti dopo una bagnatura importante, gli interventi tecnici per recuperare parte della produzione. Ripartire diventa una corsa contro il tempo e la ripartenza, inevitabilmente, costa più del previsto.

A tutto questo si sommano le spese di decontaminazione e smaltimento, spesso inevitabili dopo incendi, allagamenti o eventi atmosferici intensi. Prima di ricostruire, infatti, serve rimuovere detriti, residui, materiali compromessi, bonificare gli ambienti ed eliminare ciò che non è più sicuro. Sono interventi complessi, che richiedono tempo e imprese specializzate. E mentre tutto questo avviene, l’attività resta chiusa.

Infine, ci sono i maggiori oneri di ricostruzione, cioè quei costi aggiuntivi necessari per ricostruire secondo le norme attuali. Può accadere dopo un evento atmosferico che ha colpito una copertura non più a norma per gli standard attuali, o dopo un incendio che ha compromesso un impianto elettrico datato. Ricostruire non significa semplicemente “rimettere a posto”, ma adeguare ciò che c’era a standard più moderni. E questo, inevitabilmente, incide sui tempi e sulle spese.

Perché tutto questo è fondamentale per una PMI

Una piccola impresa, un’attività commerciale o un laboratorio artigiano hanno una caratteristica comune: necessitano di continuità. Se si fermano per troppo tempo, anche per un evento non catastrofico ma comunque serio, l’impatto economico può essere maggiore del danno materiale stesso. Ogni settimana di chiusura significa clienti persi, ordini annullati, consegne rimandate, reputazione indebolita. E il fatturato perso, spesso, non si recupera più.

Hai mai valutato il rischio di subire danni indiretti?

Spesso ci si concentra esclusivamente sui danni diretti che possono colpire i nostri beni.

Sono i valori più semplici da conteggiare: fabbricati, macchinari attrezzature e merci si vedono, di conseguenza è più facile valutare gli importi da assicurare.

I danni indiretti, invece, sono più difficili da quantificare perchè non colpiscono beni tangibili. Ma sono quelli che rischiano di cambiare davvero il futuro di un’impresa.

Per questo motivo è importante conoscerli, considerarli e proteggersi in modo adeguato. E se vuoi saperne di più e valutare se le tue coperture sono davvero adeguate alle tue necessità, chiedici informazioni e saremo felici di poterti aiutare!

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