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Nel primo articolo di questo case study abbiamo analizzato i danni diretti da incendio: muri, impianti, arredi, attrezzature, rischio di sottoassicurazione e responsabilità. Tutti elementi concreti, visibili. Ma quando un incendio colpisce un’azienda, il problema più grande spesso non è ciò che si vede. È ciò che accade nei giorni successivi.

Nel caso che stiamo analizzando, il ristorante ha chiuso il 17 dicembre e ha riaperto il 7 gennaio. Tre settimane di fermo nel periodo probabilmente più importante dell’anno. Ed è proprio in quel tempo sospeso che si generano i cosiddetti danni indiretti: i danni da interruzione di attività

 

Quando l’azienda è chiusa, il fatturato si azzera

Un ristorante vive di clientela fissa, di eventi, di cene aziendali, di pranzi di gruppo. Soprattutto nel periodo natalizio. Se le porte restano chiuse, non entra nulla. Non è una riduzione del fatturato. È uno stop completo.

Il punto è che mentre il fatturato si azzera, i costi non lo fanno.

Affitto o mutuo, stipendi, contributi, leasing, rate di finanziamenti, utenze minime, consulenti, imposte: tutto continua a correre. L’azienda non produce reddito ma continua ad assorbire liquidità.

Questo è il cuore dei danni da interruzione di attività. Spesso non sono i danni materiali e diretti a mettere in crisi un’impresa. È il tempo necessario per tornare operativi.

 

Il rischio vero non è il danno materiale, ma la liquidità

Molte aziende sane entrano in difficoltà non per il costo delle riparazioni, ma perché durante il fermo finiscono la cassa.

Nel nostro caso, per pura comodità di spiegazione, supponiamo che abitazione e ristorante abbiano la stessa proprietà. In questo caso non esisterebbe un terzo responsabile tenuto a risarcire il danno economico. Tutto resta in capo allo stesso soggetto. Se l’attività resta chiusa venti o trenta giorni, l’imprenditore deve comunque far fronte ai pagamenti.

È qui che entra in gioco l’assicurazione per interruzione di attività, cioè la copertura pensata per compensare la perdita di ricavi conseguente a un incendio o ad altro evento coperto.

 

Come viene calcolato l’indennizzo?

Non tutte le coperture funzionano allo stesso modo. Nelle aziende più strutturate, spesso si ragiona sul margine di contribuzione lordo, cioè sulla reale capacità dell’impresa di generare reddito al netto dei costi variabili. 

Ricavi – Costi Variabili = margine di contribuzione lordo

Nelle attività commerciali, invece, è molto frequente trovare un sistema più semplice: una indennità giornaliera, detta “diaria”, calcolata partendo dal fatturato annuo dell’ultimo esercizio chiuso.

In linea generale il meccanismo è questo: si prende il fatturato annuo, si applica la percentuale prevista in polizza e si divide il risultato per 365 giorni. Il numero ottenuto rappresenta l’importo massimo riconoscibile per ogni giorno di fermo.

Facciamo un esempio molto semplice. Se un’attività ha fatturato 900.000 euro e la percentuale massima assicurabile prevista da polizza è il 30%, il valore di riferimento sarà 270.000 euro. Diviso per 365 giorni, significa circa 739 euro al giorno di indennità massima.

Se il fermo dura 30 giorni, l’indennizzo complessivo sarà il prodotto tra la diaria e i giorni di chiusura (al netto di eventuale franchigia)

 

Il tema della stagionalità (e del limite massimo assicurabile)

Fin qui il meccanismo è chiaro. C’è però un elemento che merita attenzione: la stagionalità.

Un ristorante non lavora in modo uniforme durante l’anno. Dicembre, ad esempio, è spesso il mese più intenso: cene aziendali, festività, gruppi numerosi. Il fatturato giornaliero può essere molto più alto rispetto alla media annuale su cui viene calcolata la diaria.

Va detto con chiarezza: nella maggior parte delle soluzioni a diaria esiste un limite percentuale massimo assicurabile sul fatturato annuo. Non è possibile “assicurare di più” oltre quel tetto contrattuale.

Proprio per questo, per le attività che hanno picchi stagionali importanti, è fondamentale posizionarsi sul valore massimo assicurabile previsto. Perché se si sceglie una percentuale più bassa per contenere il premio, il rischio è che l’indennità giornaliera risulti troppo distante dalla reale esposizione nei mesi di punta.

Proprio perché nelle soluzioni a diaria non è possibile assicurare la perdita totale del fatturato, è importante che l’imprenditore non consideri la polizza come unica rete di protezione. L’indennizzo può ridurre l’impatto del fermo, ma raramente lo azzera. Per questo motivo diventa fondamentale disporre di riserve di liquidità adeguate, capaci di assorbire eventuali scoperti o differenze tra incassi reali e importi liquidati. 

La gestione della cassa deve quindi far parte dell’analisi complessiva del rischio aziendale. Assicurazione e liquidità non sono alternative: sono strumenti complementari di continuità.

 

Perché questo tema riguarda ogni imprenditore

Questo case study nasce da un incendio in un ristorante in Friuli Venezia Giulia. Ma il principio vale per un bar, un’officina, una carrozzeria, uno studio professionale, una piccola impresa manifatturiera.

Ogni attività che per generare reddito necessita di un luogo fisico, attrezzature e macchinari, è vulnerabile al rischio di fermarsi. E quando si ferma, i danni materiali sono spesso solo una parte (e spesso nemmeno la più consistente) del problema.

Nel primo articolo abbiamo parlato di chi paga i danni ai muri. Qui abbiamo visto cosa succede quando il fatturato si azzera ma i costi continuano a correre.

Nel prossimo approfondimento parleremo dei maggiori costi per ripartire: tutte quelle spese straordinarie che si sostengono per riaprire prima e non perdere clienti.

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Carlo Artuso

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