Skip to main content

Negli ultimi mesi si è parlato molto dell’obbligo, per tutte le PMI italiane, di assicurarsi contro i danni da catastrofi naturali: terremoti, alluvioni, inondazioni e franamenti.
La scadenza del 31 dicembre è ormai vicina, ma ancora tante aziende non hanno fatto nulla.

Non c’è sorpresa: quando non ci sono sanzioni, la tentazione di rimandare è forte. Soprattutto quando ci troviamo di fronte all’ennesimo rinvio per alcune categorie (nel momento in cui scrivo infatti, il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera alla proroga al 31 dicembre 2026 per i soli settori turistico-ricettivo, pesca ed aquacoltura).

Eppure, se ci fermiamo un attimo a riflettere, ci accorgiamo che qui il punto non è l’obbligo in sé.

Molti imprenditori oggi si trovano davanti a un bivio: da una parte, la sensazione che “se non sono previste multe per gli inadempienti, posso aspettare”. Dall’altra, la consapevolezza — più silenziosa, ma molto più concreta — che “se dovesse capitare un alluvione o un terremoto, come faccio?”

Niente più aiuti statali per chi non è assicurato

Un aspetto spesso sottovalutato riguarda gli aiuti pubblici dopo eventi catastrofali.
La normativa che introduce l’obbligo della polizza catastrofale per le PMI stabilisce chiaramente che le imprese non in regola non potranno accedere ai contributi statali per la ricostruzione.

In altre parole, in caso di terremoto, alluvione o frana, lo Stato non interverrà a sostenere i costi di ripristino per chi non ha una polizza attiva.
È un cambiamento importante: negli anni passati, molte aziende colpite contavano sui fondi emergenziali, anche se parziali o insufficienti.

Dal 2026 questo scenario non esisterà più.

 

Che cosa significa davvero subire un evento catastrofale come azienda

Adempiere all’obbligo di legge non significa “essere a posto con tutto”, le garanzie obbligatorie (fabbricato, macchinari e attrezzature, terreno) permette di avere un livello di protezione base, ma ti invito a riflettere anche su altri aspetti che potrebbero impattare pesantemente la tua azienda:

  • improvvisa impossibilità di lavorare

Un capannone inagibile, un laboratorio danneggiato, macchinari che non possono essere riaccesi.
Non è solo un danno materiale, è un’interruzione dell’attività. E quando il lavoro si ferma, si ferma anche il flusso economico che mantiene in vita l’impresa. Accorciare i tempi di ricostruzione grazie a tempi certi per il risarcimento, unita ad una garanzia di diaria per interruzione di attività (quest’ultima, non obbligatoria per legge) possono fare la differenza

  • perdita delle scorte e dei prodotti

La perdita di merce non è una garanzia contemplata nella polizza obbligatoria, ed
é un impatto che spesso si sottovaluta, e che può compromettere intere stagioni commerciali.

  • costi immediati di ripristino

Non sono previsti dalla polizza obbligatoria nemmeno i costi di demolizione e sgombero, di decontaminazione dei residui, quelli per adeguamenti normativi, interventi urgenti di rimozione, trasporto e ricollocamento: spese che arrivano in un momento in cui la liquidità è già sotto pressione.
Ed è proprio questa combinazione — costi imprevisti e ricavi fermi — a mettere in difficoltà anche le realtà più solide. 

Senza una copertura, il rischio è non riaprire più

L’Italia è uno dei Paesi europei più esposti a terremoti e fenomeni idrogeologici.
Non serve scomodare la statistica: basta ricordare quante volte, negli ultimi anni, abbiamo visto imprese finire in ginocchio da un giorno all’altro.

E il problema non è tanto “quanto costa riparare”, ma quanto costa restare chiusi.

Perché, senza una polizza a copertura delle catastrofi, la strada è una sola:
provare a ricostruire con risorse proprie.
Un percorso che, nella realtà, poche aziende riescono a sostenere.

 

Oltre l’obbligo: una scelta per il futuro dell’impresa

Si può discutere sull’opportunità di rendere questa copertura obbligatoria.
Ma una cosa è chiara: non è nata per aggiungere un adempimento in più, bensì per evitare che eventi sempre più frequenti e intensi cancellino anni di lavoro.

Per questo, più che un vincolo normativo, questa polizza rappresenta una forma di continuità aziendale.
Serve a garantire che, dopo un evento catastrofale, l’impresa non sia costretta a fermarsi definitivamente.

Rimandare è comprensibile.

Ma la natura — purtroppo — non segue il calendario.
E proprio l’assenza di sanzioni ci invita a leggere questo obbligo in modo diverso: non come una forzatura, ma come un’occasione per mettere in sicurezza il futuro dell’impresa, senza pressioni esterne.

Pensarci oggi significa potersi rialzare domani.

Se vuoi saperne di più contattaci, siamo a tua disposizione!

Vuoi saperne di più?
Chiedi a Nosella

Spiegaci quali sono le tue esigenze, noi saremo felici di ricontattarti al più presto.

Contattaci
Share